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mercoledì 14 dicembre 2022

Come diventare un tradhusband e il tramonto del padre padrone

Bentornati sul mio blog. Nei precedenti articoli ho presentato il movimento #tradwife, già abbastanza presente negli Stati Uniti, ma quasi inesistente in Italia. Ho illustrato al pubblico femminile cosa voglia dire essere una tradizionale custode del focolare domestico, o, più brevemente, una tradwife e anche come vestirsi per uniformarsi al gruppo. Tuttavia non ho ancora scritto nulla riguardo a quello che dovrebbe essere il marito tradizionale, ovvero il tradhusband. Vi è infatti il rischio che il messaggio venga recepito male e si legga il fenomeno come un auspicio al ritorno del padre-padrone che ha terrorizzato le famiglie italiane nel secolo scorso. Naturalmente noi non vogliamo questo e torno a ripetere il messaggio ripetuto già moltissime volte dalle tradwives americane: semplicemente predichiamo la libera scelta per le donne, scelta che può essere, per l'appunto, anche quella di aderire ai ruoli di genere tradizionali e vivere una vita familiare "cristiana".


La parola "cristiana" è molto importante per definire un tradhusband e distinguerlo da un uomo che, semplicemente, mantiene una donna (fin anche una o più amanti): non si tratta di trovare un uomo che ci faccia fare la "bella vita", bensì un uomo che condivide gli stessi valori e ci faccia vivere bene. Sono due cose molto diverse. 

Sicuramente un marito tradizionale aderisce al ruolo tradizionale ed europeo del "vero uomo", ossia colui che protegge la donna e provvede alla famiglia. E' un uomo devoto e con una forte capacità di autosacrificio per sostenere la famiglia: la moglie, i figli, ma anche la madre. 

La domanda è: si possono delineare dei punti che un uomo dovrebbe seguire per diventare un aspirante marito tradizionale? 

Certamente, ed eccone qualcuno.

  • Crede fermamente nei valori cristiani, siano essi cattolici, protestanti od ortodossi (personalmente sono aperta anche all'Islam, benché ritengo che, per una donna tradizionale cristiana, un uomo cresciuto nella cultura cristiana sia più corrispondente).
  • E' capace di sacrificarsi per supportare e mantenere la moglie, i figli, ma anche la madre vedova o rimasta sola per altre circostanze.
  • E' socialmente attivo e si prodiga per dare una mano alla società intorno a lui. Non vive solo per sé stesso, ma anche per gli altri.
  • E' patriottico, il che non significa che è sciovinista e che denigra le altre nazioni, gli altri popoli e le altre tradizioni. Semplicemente ama anche il proprio Paese e le proprie tradizioni, ma sa cogliere il positivo anche nelle altre culture.
  • E' fedele alla moglie ed è affidabile.
  • E' galante con le donne.
Come vedete, proprio un pessimo esempio!

Non ho inserito le parole violento, autoritario o prevaricatore. Il padre-padrone è una figura ereditata dall'Antica Roma e la lasciamo all'antica Roma. Il marito tradizionale di cui parliamo qui proviene dalla destra americana ed è una persona saggia, autorevole (non autoritaria), industriosa, generosa, saggia, un ottimo esempio e quindi un'eccellente e ammirata guida per la sua famiglia, una sicurezza per la moglie e una figura da ammirare per i figli. 


Sarebbe un grossissimo errore cercare una tradwife con l'idea di, più o meno, comprarsi una schiavetta. Questo è, purtroppo, il rischio che si corre quando si cerca un tradhusband. Come in ogni dove, il fatto che qualcuno si proclami tradhusband non significa automaticamente che lo sia né che abbia i requisiti morali e la voglia per esserlo. Talvolta si fregiano - infangandolo - di questo nome anche uomini che sono i soliti ciarlatani in cerca di storielle senza impegno, col bonus extra di volere una ragazza devota e femminile, che cucini e pulisca per lui. 


lunedì 12 dicembre 2022

Abbigliamento tradwife

 Bentornati sul mio blog.

Nello scorso articolo ho spiegato cos'è il movimento #Tradwife e chi sono le tradwives. Adesso vi vorrei parlare del loro abbigliamento, perché questo è stato uno dei primi dettagli che mi ha incuriosita quando mi sono unita ad alcune loro comunità online.

Come spiegavo nel mio precedente articolo, questo movimento si ispira molto ad un passato mitico, una sorta di età dell'oro della famiglia bianca medio-borghese, individuata negli anni Cinquanta del Novecento. Pertanto, la loro estetica si ispira maggiormente proprio alla moda di quegli anni, di cui si apprezza la femminilità, la modestia, ma anche la tradizione.

E, a proposito di tradizione, devo aggiungere che alcune adepte del movimento tradwife si spingono ben oltre gli anni Cinquanta, inventando uno stile ispirato alle varie tradizioni storiche europee. Ma vediamo un passo alla volta com'è il guardaroba di una vera tradwife.

L'abito fiorito.


Direi che questo è il pezzo must di ogni tradwife, tanto che nei meme la tipica tradwife viene rappresentata come una ragazza bionda (i capelli biondi ne denotano l'origine europea) in abito celeste floreale. 

Dunque, se volete vestirvi come un'adepta del movimento, sicuramente dovrete iniziare con l'inserire nel guardaroba qualche abito floreale, un richiamo alla giovinezza, alla femminilità, ma anche alla vita ecologica, agreste e frugale al quale questo movimento si ispira. Gli abitini non sono mai micro, infatti decenza, buon senso, modestia e castità sono valori basilari del movimento. La lunghezza giusta dell'abito dovrebbe essere fino al ginocchio, sotto il ginocchio o anche fino ai piedi, a seconda della stagione e del vostro gusto personale.

Qualsiasi dettaglio che aumenti la femminilità dell'abito è ben accetto, dalle ruche ai colletti in pizzo fino alle maniche a sbuffo. Non c'è limite alla fantasia, ma sicuramente i colori pastello, allegri e femminili, sono i più gettonati. Si tratta di risposta netta alla moda unisex che ha imperato negli ultimi anni nella vecchia Europa e in Nord America. 

La camicia ricamata.

Un altro pezzo molto gettonato, di provenienza est europea, è la camicia bianca ricamata a mano, spesso con i motivi tradizionali della nazione di provenienza. Questo capo d'abbigliamento appartiene alla tradizione di molte culture europee, come quella ucraina, rumena e bulgara, ma anche a diverse culture scandinave.

E, sempre parlando di abbigliamento tradizionale, c'è chi non disdegna indossare, almeno alle feste, abiti tradizionali veri e propri, spesso leggermente rimodernati per adattarsi meglio al nuovo stile di vita.

Una tradwife che è diventata molto famosa su Instagram anche per il suo abbigliamento ispirato alla tradizione danese è la russo-danese Ekaterina Andersen, che si è fatta fotografare incinta e in un abito tradizionale rosso che mi ricorda il sarafan russo. La corona di fiori, almeno come accessorio scenografico, è molto gettonato quale  simbolo di femminilità e fertilità.

I set anni Cinquanta.

Naturalmente una vera tradwife usa molto la gonna e si lascia ispirare in particolare dalle tendenze in voga negli anni Cinquanta. Vestiti fioriti, camicioni lunghi, colletti non troppo scollati, colori tenui, gonne svasate e qualsiasi altra cosa possa venirvi in mente che sia femminile e non volgare e che richiami alle tradizioni europee si inseriscono benissimo nel loro guardaroba.

Poiché la femminilità è molto apprezzata, avere una figlia femmina è un'occasione fantastica per provare anche i set #mom&me, ossia dei coordinati per madre e figlia.

Il grembiule.

Infine non possiamo non citare il simbolo della casalinga per antonomasia, simbolo del lavoro domestico e della vita familiare: il grembiule.

Ekaterina Andersen, in un lungo post, spiega che sì, lo scopo del grembiule è proteggere i bei vestiti indossati dalle donne sotto di essi durante lo svolgimento delle faccende domestiche; ma - aggiunge - nella Russia prerivoluzionaria, a questo accessorio erano attribuite proprietà quasi mistiche, come la protezione della femminilità in senso lato. 

<< Il fatto che nella tradizione russa il grembiule fosse uno dei pezzi del guardaroba più ricamato ha un senso ben preciso. Esso protegge un corpo, quello femminile, destinato alla riproduzione, e di esso copre la parte più importante e femminile di tutte: il ventre. >> Spiega la stessa Ekaterina nel suo post.  << I decori dovevano tenere lontano gli spiriti negativi, le disgrazie. Spesso, infatti, questi corpi non sopravvivevano alla loro funzione riproduttiva. >> E già, perché la mortalità femminile dovuta al parto o a complicanze nel puerperio è stata per millenni altissima. 

<< Quando ricamo un grembiule non ho in mente un pezzo di stoffa sul quale asciugare le mani, ma il senso del sacro contenuto nel corpo femminile che esso andrà a coprire, come facevano le nostre antenate. >> Scrive Ekaterina. Ora, lo ammetto, una lacrimuccia è comparsa sul mio occhio.

In generale, una tradwife dovrebbe scegliere sempre accessori femminili, ricordando che, in un tempo non troppo lontano, la distinzione fra capi d'abbigliamento femminili e maschili era netta, come ci ricorda anche Alena Kate Petitt. E' vero, non sempre sono abiti comodi per svolgere le pulizie o accompagnare i figli a scuola, ma ci fanno sentire bene, ci fanno sentire belle e femminili.

In fondo il punto è quello: i nostri abiti da tradwife altro non sono che una celebrazione della femminilità.

Cos'è il movimento Tradwife.

 Benvenuti sul mio blog. Se siete giunti fin qui è probabile che stiate cercando qualcosa che ha a che fare col movimento #Tradwife. Forse lo avete solo sentito nominare di sfuggita e volete sapere di cosa si tratta, oppure lo conoscete già e state cercando una community italiana o, semplicemente, siete confusi e volete qualche approfondimento. In tutti questi casi iniziate a leggermi da qui e continuate a seguirmi.

Quando e dove è nato questo movimento.

Il movimento trad-
wife  nasce qualche anno fa - più o meno intorno al 2018/2020 - negli Stati Uniti e, da lì, approda nel Regno Unito, dove trova in Alena Kate Petitt una delle maggiori figure di riferimento mondiali.

 Nel corso di questi anni il movimento è cresciuto così tanto, soprattutto online, da essere finito al centro di numerosi meme su Facebook, che, però, lo hanno solamente aiutato a diffondersi più velocemente. Oggi, soprattutto negli Stati Uniti, è fiorente una folta schiera di gruppi di tradwives o traditional housekeepers (queste sono le due espressioni chiave da utilizzare, se state cercando adepte di questo movimento), ognuno dei quali conta migliaia di iscritti. Pertanto si può affermare che quello delle tradwives sia un nuovo movimento culturale, al pari degli hippy degli anni Sessanta, dei punk degli anni Settanta e degli yuppy degli anni Ottanta.

Ma in cosa consiste questo movimento?

Da aderente in pieno al movimento #Tradwives è mio scopo aiutarne la diffusione anche in Italia, un Paese indietro rispetto a questa tendenza, dove le tradwives sono praticamente ancora inesistenti o confuse con le normali casalinghe.

"Tradwife" è un neologismo inglese nato dalla fusione di due parole: "traditional" e "wife", ossia "moglie tradizionale". In alternativa si parla di "traditional housekeeper", ossia massaia o governante tradizionale. In entrambi i casi, tali espressioni indicano una precisa categoria di donne che ricercano un rapporto di coppia basato sui ruoli tradizionali di genere, all'interno della quale la donna aderisce spontaneamente al ruolo femminile tradizionale di moglie, madre e custode del focolare domestico, non impegnata in attività lavorative extradomestiche. Dunque una casalinga per scelta, ma, come vedremo, più moderna, più glamour e politicamente più coinvolta delle casalinghe di "una volta".

Ritengo che la traduzione italiana che meglio esprima lo spirito del movimento non sia tanto "moglie tradizionale", quanto piuttosto "tradizionale custode del focolare domestico", in quanto la tradwife è molto più di una moglie a casaccio: è una figura con un'ideologia e un set valoriale ben preciso e spesso molto colta, che non si ritrova casalinga per caso, ma per propria volontà. Moltissime sono le tradwives in possesso di una laurea e che prima lavoravano anche, ad esempio.

L'ideologia.

Le tradwives, demograficamente parlando, in genere sono donne europee o nordamericane che hanno fra i 30 e i 40'anni. Come spiega Alena Kate Petitt, sono apparse proprio all'interno della generazione femminile che da teenager ha ascoltato le Spice Girls e udito slogan femministi a voce molto promettenti, quali "women can have it all" (le donne possono avere tutto): le allora future donne venivano spinte ad inseguire sia una carriera di successo che una bella famiglia con un uomo top (qualsiasi cosa questo voglia dire), un tenore di vita alto e ricco di oggetti materiali che ne testimoniassero il successo.

Crescendo, tuttavia, queste donne (spesso figlie di yuppi femministe) si sono poi rese conto delle implicazioni negative di questi slogan nella vita di tutti i giorni.

Come tale, il movimento nasce come controreazione al femminismo. Il movimento, anzi, è un superamento del femminismo, e le prime tradwives iniziano oggi ad avere adepte anche fra le ragazze più giovani, spesso europee, russe e americane fra i venti e i trent'anni, allettate dallo stile di vita vintage e allo stesso tempo moderno offerto loro dal movimento.

Come afferma la stessa Alena Petitt, il movimento va a recuperare solo gli aspetti migliori della vita familiare degli anni Cinquanta e, aggiungo io, si occupa di un recupero psico-fisico delle donne europee contemporanee, il cui malessere psichico è cresciuto enormemente negli ultimi anni, complice anche il periodo di decrescita economica degli ultimi anni. Oggi sono moltissime le donne che presentano disordini psichici, malessere, depressione, insonnia, ansia, e che ricorrono all'uso di psicofarmaci o altri pallativi del dolore. Nei casi più sfortunati si tratta persino di alcool e droghe.

Le tradwives credono che il femminismo - soprattutto le ultime ondate - abbia tolto alle donne molto più di quanto abbia dato loro, caricandole di una doppia aspettativa sociale, di un doppio peso: da una parte, produrre reddito attraverso il lavoro, dall'altra essere madri presenti, mogli comprensive e anche donne attraenti.

Sia le tradwives che le femministe concordano nel dire che le donne moderne sono spesso stressate da tanti obblighi e aspettative sociali, ma, mentre le femministe sono a favore della distruzione dei ruoli di genere e la creazione di esseri umani gender neutral, entrambi lavoratori e che ripartiscono equamente il lavoro domestico, le tradwives preferiscono seguire la famiglia e la casa rinunciando alla carriera e lasciando agli uomini il compito di guadagnare denaro. Le tradwives accettano un ruolo di sottomissione economica nella coppia, senza rinunciare ai diritti civili guadagnati dalle femministe, quali il diritto al voto, allo studio e, per chi vuole, anche al lavoro. Semplicemente loro scelgono una ripartizione dei compiti tradizionale. E, benché affermino di amare un ruolo di sottomissione nella coppia, affermano anche di non essere né sentirsi inferiori al marito nella coppia, in quanto il rapporto si basa comunque su valori condivisi e su un immancabile rispetto reciproco. Dopotutto stanno affidando la loro vita ad un'altra persona, no?

Dunque non pensate alla classica scena in cui il marito umilia la moglie, la picchia o non considera anche la sua opinione, bensì immaginate un rapporto di coppia armonico fra due persone istruite che però scelgono di ripartire i compiti in maniera tradizionale.

I valori.

Quando parlo di tradwives, la prima cosa che mi sento dire dagli italiani è che sono tutte gold-diggers, pigrone e arrampicatrici sociali. In realtà molte tradwives sono al contrario consapevoli che vivere con un solo stipendio spesso significa fare delle rinunce economiche, ma d'altra parte sono anche consapevoli che la vita consumistica ha prodotto anche inquinamento oltre che infelicità. Pertanto abbracciano uno stile di vita frugale. Molte dichiarano senza problemi di acquistare vestiti di seconda mano nei mercatini, di preferire picnic con cibo cucinato in casa da loro ad uscite al ristorante o di vivere in campagna, dove la vita costa meno e le necessità di apparire sono minori che in città. Sono ecologiste e frugali e prediligono le piccole comunità umane, dove è ancora possibile "vivere lasciando le chiavi attaccate alla porta".

Il valore numero uno è la famiglia. Tutto ruota intorno alla casa e alla famiglia, che diventano le due fonti maggiori di piacere e autorealizzazione della tradwife, all'interno della casa lei si sente protetta (dal marito) e realizzata (attraverso la messa al mondo e la cura dei figli e della casa). Un ritorno agli anni Cinquanta, spurgati dei loro difetti.

Spesso le tradwives aderiscono ad una visione religiosa o per lo meno spirituale della vita. Per quanto riguarda il sesso, ritengono che la liberazione sessuale abbia solo mercificato la donna.

Gli uomini, avendo disponibilità pressoché illimitata del sesso gratuito o a basso costo, non avvertono più la spinta ad impegnarsi in una relazione monogamica sancita dal matrimonio e convogliante nella messa al mondo di figli. Le donne sono diventate un semplice oggetto di uso e consumo, gettabili via una volta che non sono più giovanissime e rimpiazzabili da nuove venute. Per questo le tradwives invitano le donne ad un nuovo patto sociale: non darla via senza impegno e, ovviamente, non rubare il marito ad altre. Invitano semmai gli uomini a tornare ad impegnarsi, ad essere presenti nella famiglia, accogliendo per altro anche le richieste degli incel, uomini che si sentono tagliati fuori dal mercato sessuale attuale in quanto non ricchissimi e non bellissimi e quindi non desiderabili come compagni in un mondo relazionale basato su edonismo e disimpegno.

Dunque la castità, per le tradwives, è un valore. Io stessa mi vanto del fatto di aver avuto solo due partner sessuali nella mia vita e sempre all'interno di relazioni stabili. Non perché non avessi scelta, ma perché ho scelto di non volere queste "esperienze", in quanto la mia ricerca, in ambito di dating, è sempre stata orientata alla ricerca di un marito e non di semplici avventure sessuali.

L'atto politico.

Spingendoci un po' oltre, il movimento, in alcuni casi, accoglie anche alcune istanze politiche (non vale per tutte, perché ci sono anche adepte che sono solo allettate dallo stile di vita proposto, senza seguire la politica).

Ormai da molti anni tutti i Paesi occidentali, che spesso coincidono con i Paesi bianchi/europei, lanciano l'allarme di una decrescita demografica troppo rapida. Non nascono abbastanza bambini e, di conseguenza, dobbiamo importare gente da altri continenti. 

Da una parte abbiamo un mercato relazione disfunzionale, in cui molti uomini e donne non riescono a trovare un partner soddisfacente e, dunque, non riescono a creare una famiglia, dall'altra dobbiamo importare persone estere per colmare il vuoto demografico lasciato dai nostri.

Come dicevo prima, molte tradwives sono assolutamente consapevoli che, sul pianeta, siamo troppi, ma nei nostri Paesi europei, al contrario, stiamo decrescendo troppo in fretta. Potremmo ridurre la popolazione nostrana, vero,, ma ciò dovrebbe avvenire ad un ritmo più lento di quanto accada per evitare grossi sconvolgimenti sociali.

 Difficilmente torneremo a fare 6 figli per donna, ma, idealmente, ne dovremmo fare 2-3 a coppia, considerando che non tutte le donne si riproducono, perché, prima di tutto, non tutte VOGLIONO riprodursi e la loro scelta va anch'essa rispettata.

 Ma le tradwives, in particolare, come abbiamo detto, sono donne che vogliono una famiglia e dei figli più di ogni altra cosa. Quindi le donne di questo movimento in un certo senso si impegnano a fare quello che altre non vogliono più fare: un figlio, meglio se due o tre.

Alcune - apprezzate e ammirate dal gruppo - ne fanno anche quattro, cinque o sei, ma sono casi rari che meritano tutto il nostro supporto, non solo morale ma, direi, anche materiale. All'interno del gruppo gli adepti dovrebbero passarsi oggetti per bambini, come vestiti, giocattoli e mobili dismessi, in modo da aiutare le donne - e i loro mariti - con più figli a crescerli senza subire un salasso economico, dividendo l'essenziale dal superfluo.

Poiché questo movimento ha anche l'aspirazione a rilanciare le tradizioni europee, americane, australiane, slave, ecc., a livello estetico non mancano donne che decidono di vestirsi, almeno qualche volta, in abiti tradizionali, spesso assai più antichi del look anni Cinquanta. Mentre per l'arredamento e per la moda quotidiana, ci si ispira, generalmente, agli anni Cinquanta o ad uno stile caloroso come lo shabby

Per oggi è tutto amici. E voi, vorreste essere o conoscere una tradwife? Lasciatemi un'opinione nei commenti. 


Vorrei prepararmi a diventare una casalinga, cosa devo fare?

Può suonare retrò, ma, proprio in un momento storico marcato da un forte femminismo, sempre più donne e ragazze in giro per il mondo occiden...