Benvenuti sul mio blog. Se siete giunti fin qui è probabile che stiate cercando qualcosa che ha a che fare col movimento #Tradwife. Forse lo avete solo sentito nominare di sfuggita e volete sapere di cosa si tratta, oppure lo conoscete già e state cercando una community italiana o, semplicemente, siete confusi e volete qualche approfondimento. In tutti questi casi iniziate a leggermi da qui e continuate a seguirmi.
Quando e dove è nato questo movimento.
Il movimento trad-
wife nasce qualche anno fa - più o meno intorno al 2018/2020 - negli Stati Uniti e, da lì, approda nel Regno Unito, dove trova in Alena Kate Petitt una delle maggiori figure di riferimento mondiali.
Nel corso di questi anni il movimento è cresciuto così tanto, soprattutto online, da essere finito al centro di numerosi meme su Facebook, che, però, lo hanno solamente aiutato a diffondersi più velocemente. Oggi, soprattutto negli Stati Uniti, è fiorente una folta schiera di gruppi di tradwives o traditional housekeepers (queste sono le due espressioni chiave da utilizzare, se state cercando adepte di questo movimento), ognuno dei quali conta migliaia di iscritti. Pertanto si può affermare che quello delle tradwives sia un nuovo movimento culturale, al pari degli hippy degli anni Sessanta, dei punk degli anni Settanta e degli yuppy degli anni Ottanta.
Ma in cosa consiste questo movimento?
Da aderente in pieno al movimento #Tradwives è mio scopo aiutarne la diffusione anche in Italia, un Paese indietro rispetto a questa tendenza, dove le tradwives sono praticamente ancora inesistenti o confuse con le normali casalinghe.
"Tradwife" è un neologismo inglese nato dalla fusione di due parole: "traditional" e "wife", ossia "moglie tradizionale". In alternativa si parla di "traditional housekeeper", ossia massaia o governante tradizionale. In entrambi i casi, tali espressioni indicano una precisa categoria di donne che ricercano un rapporto di coppia basato sui ruoli tradizionali di genere, all'interno della quale la donna aderisce spontaneamente al ruolo femminile tradizionale di moglie, madre e custode del focolare domestico, non impegnata in attività lavorative extradomestiche. Dunque una casalinga per scelta, ma, come vedremo, più moderna, più glamour e politicamente più coinvolta delle casalinghe di "una volta".
Ritengo che la traduzione italiana che meglio esprima lo spirito del movimento non sia tanto "moglie tradizionale", quanto piuttosto "tradizionale custode del focolare domestico", in quanto la tradwife è molto più di una moglie a casaccio: è una figura con un'ideologia e un set valoriale ben preciso e spesso molto colta, che non si ritrova casalinga per caso, ma per propria volontà. Moltissime sono le tradwives in possesso di una laurea e che prima lavoravano anche, ad esempio.
L'ideologia.
Le tradwives, demograficamente parlando, in genere sono donne europee o nordamericane che hanno fra i 30 e i 40'anni. Come spiega Alena Kate Petitt, sono apparse proprio all'interno della generazione femminile che da teenager ha ascoltato le Spice Girls e udito slogan femministi a voce molto promettenti, quali "women can have it all" (le donne possono avere tutto): le allora future donne venivano spinte ad inseguire sia una carriera di successo che una bella famiglia con un uomo top (qualsiasi cosa questo voglia dire), un tenore di vita alto e ricco di oggetti materiali che ne testimoniassero il successo.
Crescendo, tuttavia, queste donne (spesso figlie di yuppi femministe) si sono poi rese conto delle implicazioni negative di questi slogan nella vita di tutti i giorni.
Come tale, il movimento nasce come controreazione al femminismo. Il movimento, anzi, è un superamento del femminismo, e le prime tradwives iniziano oggi ad avere adepte anche fra le ragazze più giovani, spesso europee, russe e americane fra i venti e i trent'anni, allettate dallo stile di vita vintage e allo stesso tempo moderno offerto loro dal movimento.
Come afferma la stessa Alena Petitt, il movimento va a recuperare solo gli aspetti migliori della vita familiare degli anni Cinquanta e, aggiungo io, si occupa di un recupero psico-fisico delle donne europee contemporanee, il cui malessere psichico è cresciuto enormemente negli ultimi anni, complice anche il periodo di decrescita economica degli ultimi anni. Oggi sono moltissime le donne che presentano disordini psichici, malessere, depressione, insonnia, ansia, e che ricorrono all'uso di psicofarmaci o altri pallativi del dolore. Nei casi più sfortunati si tratta persino di alcool e droghe.
Le tradwives credono che il femminismo - soprattutto le ultime ondate - abbia tolto alle donne molto più di quanto abbia dato loro, caricandole di una doppia aspettativa sociale, di un doppio peso: da una parte, produrre reddito attraverso il lavoro, dall'altra essere madri presenti, mogli comprensive e anche donne attraenti.
Sia le tradwives che le femministe concordano nel dire che le donne moderne sono spesso stressate da tanti obblighi e aspettative sociali, ma, mentre le femministe sono a favore della distruzione dei ruoli di genere e la creazione di esseri umani gender neutral, entrambi lavoratori e che ripartiscono equamente il lavoro domestico, le tradwives preferiscono seguire la famiglia e la casa rinunciando alla carriera e lasciando agli uomini il compito di guadagnare denaro. Le tradwives accettano un ruolo di sottomissione economica nella coppia, senza rinunciare ai diritti civili guadagnati dalle femministe, quali il diritto al voto, allo studio e, per chi vuole, anche al lavoro. Semplicemente loro scelgono una ripartizione dei compiti tradizionale. E, benché affermino di amare un ruolo di sottomissione nella coppia, affermano anche di non essere né sentirsi inferiori al marito nella coppia, in quanto il rapporto si basa comunque su valori condivisi e su un immancabile rispetto reciproco. Dopotutto stanno affidando la loro vita ad un'altra persona, no?
Dunque non pensate alla classica scena in cui il marito umilia la moglie, la picchia o non considera anche la sua opinione, bensì immaginate un rapporto di coppia armonico fra due persone istruite che però scelgono di ripartire i compiti in maniera tradizionale.
I valori.
Quando parlo di tradwives, la prima cosa che mi sento dire dagli italiani è che sono tutte gold-diggers, pigrone e arrampicatrici sociali. In realtà molte tradwives sono al contrario consapevoli che vivere con un solo stipendio spesso significa fare delle rinunce economiche, ma d'altra parte sono anche consapevoli che la vita consumistica ha prodotto anche inquinamento oltre che infelicità. Pertanto abbracciano uno stile di vita frugale. Molte dichiarano senza problemi di acquistare vestiti di seconda mano nei mercatini, di preferire picnic con cibo cucinato in casa da loro ad uscite al ristorante o di vivere in campagna, dove la vita costa meno e le necessità di apparire sono minori che in città. Sono ecologiste e frugali e prediligono le piccole comunità umane, dove è ancora possibile "vivere lasciando le chiavi attaccate alla porta".
Il valore numero uno è la famiglia. Tutto ruota intorno alla casa e alla famiglia, che diventano le due fonti maggiori di piacere e autorealizzazione della tradwife, all'interno della casa lei si sente protetta (dal marito) e realizzata (attraverso la messa al mondo e la cura dei figli e della casa). Un ritorno agli anni Cinquanta, spurgati dei loro difetti.
Spesso le tradwives aderiscono ad una visione religiosa o per lo meno spirituale della vita. Per quanto riguarda il sesso, ritengono che la liberazione sessuale abbia solo mercificato la donna.

Gli uomini, avendo disponibilità pressoché illimitata del sesso gratuito o a basso costo, non avvertono più la spinta ad impegnarsi in una relazione monogamica sancita dal matrimonio e convogliante nella messa al mondo di figli. Le donne sono diventate un semplice oggetto di uso e consumo, gettabili via una volta che non sono più giovanissime e rimpiazzabili da nuove venute. Per questo le tradwives invitano le donne ad un nuovo patto sociale: non darla via senza impegno e, ovviamente, non rubare il marito ad altre. Invitano semmai gli uomini a tornare ad impegnarsi, ad essere presenti nella famiglia, accogliendo per altro anche le richieste degli incel, uomini che si sentono tagliati fuori dal mercato sessuale attuale in quanto non ricchissimi e non bellissimi e quindi non desiderabili come compagni in un mondo relazionale basato su edonismo e disimpegno.
Dunque la castità, per le tradwives, è un valore. Io stessa mi vanto del fatto di aver avuto solo due partner sessuali nella mia vita e sempre all'interno di relazioni stabili. Non perché non avessi scelta, ma perché ho scelto di non volere queste "esperienze", in quanto la mia ricerca, in ambito di dating, è sempre stata orientata alla ricerca di un marito e non di semplici avventure sessuali.
L'atto politico.
Spingendoci un po' oltre, il movimento, in alcuni casi, accoglie anche alcune istanze politiche (non vale per tutte, perché ci sono anche adepte che sono solo allettate dallo stile di vita proposto, senza seguire la politica).
Ormai da molti anni tutti i Paesi occidentali, che spesso coincidono con i Paesi bianchi/europei, lanciano l'allarme di una decrescita demografica troppo rapida. Non nascono abbastanza bambini e, di conseguenza, dobbiamo importare gente da altri continenti.
Da una parte abbiamo un mercato relazione disfunzionale, in cui molti uomini e donne non riescono a trovare un partner soddisfacente e, dunque, non riescono a creare una famiglia, dall'altra dobbiamo importare persone estere per colmare il vuoto demografico lasciato dai nostri.
Come dicevo prima, molte tradwives sono assolutamente consapevoli che, sul pianeta, siamo troppi, ma nei nostri Paesi europei, al contrario, stiamo decrescendo troppo in fretta. Potremmo ridurre la popolazione nostrana, vero,, ma ciò dovrebbe avvenire ad un ritmo più lento di quanto accada per evitare grossi sconvolgimenti sociali.
Difficilmente torneremo a fare 6 figli per donna, ma, idealmente, ne dovremmo fare 2-3 a coppia, considerando che non tutte le donne si riproducono, perché, prima di tutto, non tutte VOGLIONO riprodursi e la loro scelta va anch'essa rispettata.
Ma le tradwives, in particolare, come abbiamo detto, sono donne che vogliono una famiglia e dei figli più di ogni altra cosa. Quindi le donne di questo movimento in un certo senso si impegnano a fare quello che altre non vogliono più fare: un figlio, meglio se due o tre.
Alcune - apprezzate e ammirate dal gruppo - ne fanno anche quattro, cinque o sei, ma sono casi rari che meritano tutto il nostro supporto, non solo morale ma, direi, anche materiale. All'interno del gruppo gli adepti dovrebbero passarsi oggetti per bambini, come vestiti, giocattoli e mobili dismessi, in modo da aiutare le donne - e i loro mariti - con più figli a crescerli senza subire un salasso economico, dividendo l'essenziale dal superfluo.
Poiché questo movimento ha anche l'aspirazione a rilanciare le tradizioni europee, americane, australiane, slave, ecc., a livello estetico non mancano donne che decidono di vestirsi, almeno qualche volta, in abiti tradizionali, spesso assai più antichi del look anni Cinquanta. Mentre per l'arredamento e per la moda quotidiana, ci si ispira, generalmente, agli anni Cinquanta o ad uno stile caloroso come lo shabby.
Per oggi è tutto amici. E voi, vorreste essere o conoscere una tradwife? Lasciatemi un'opinione nei commenti.